Amor sementa in voi d’ogni virtute

Divina Commedia – Purgatorio, brano 3

Breve presentazione del brano

“Amor sementa in voi d’ogni virtute” è il terzo brano del ciclo dedicato al Purgatorio e mette al centro due temi fondamentali della cantica: il libero arbitrio e la natura dell’amore.

Il percorso attraversa la cornice degli invidiosi e quella degli iracondi. Sapia racconta l’invidia che l’aveva portata a gioire del male altrui; Marco Lombardo spiega a Dante che il male del mondo non può essere attribuito semplicemente alle stelle, perché l’uomo possiede il libero volere. Virgilio completa poi il discorso mostrando come l’amore sia la forza che muove ogni creatura, ma debba essere guidato dalla ragione.

Testo

Noi montavamo, già partiti di lì,
e più leggieri assai che per lo piano
andavam su per li scaglion santi.

La montagna continua,
la strada si stringe,
un’altra cornice
davanti ci spinge.

Non pesi di pietra,
non schiene piegate:
qui stanno le anime
con gli occhi serrati.

Un filo di ferro
le ciglia ricuce,
chi guardò con invidia
ora cammina senza luce.

Sono appoggiate
l’una contro l’altra,
come ciechi alla porta
che aspettano qualcuno.

Savia non fui,
avvegna che Sapìa
fossi chiamata…

Gioii del male altrui,
più che del bene mio.
Guardai chi perdeva
e ne feci un desiderio.

Quando vidi fuggire
i miei concittadini,
alzai gli occhi al cielo
credendo vinti i miei destini.

Quanto pesa
guardare l’altro cadere.

Quanto acceca
voler essere più di lui.

Amor, sementa in voi
d’ogne virtute,

e d’ogne operazion
che merta pene.

Amore può alzare.

Amore può ferire.

Non basta amare:

bisogna sapere
che cosa desiderare.

Lasciamo gli invidiosi,
la strada torna a salire.

Ma presto una nube
ci impedisce di vedere.

Fumo più nero
della notte infernale,
entra negli occhi,
non lascia respirare.

Qui l’ira si purifica.

Qui chi visse nel fuoco
deve attraversare
un buio senza volto.

Dal fumo una voce
domanda chi siamo.

È Marco Lombardo.

Lo mondo è ben così tutto diserto
d’ogne virtute, come tu mi sone,
e di malizia gravido e coverto.

Tu cerchi nel cielo
la causa del male,
nelle stelle, nel fato,
in ciò che non puoi cambiare.

Ma se tutto venisse
da ciò che sta lassù,
non avrebbe senso
scegliere il bene o non sceglierlo più.

Lo cielo i vostri movimenti inizia;
non dico tutti…

lume v’è dato
a bene e a malizia,

e libero voler.

Libero voler.

Non una scusa.

Non una catena.

Il cielo può inclinare.

Ma l’uomo può scegliere.

Amor, sementa in voi
d’ogne virtute,

e d’ogne operazion
che merta pene.

Amore può guidare.

Amore può tradire.

Non basta sentire:

bisogna scegliere
dove voler salire.

Le leggi son,
ma chi pon mano ad esse?

Chi guida?

Chi sceglie?

Chi risponde?

Non basta scrivere il bene
se nessuno lo difende.

Non basta conoscere la strada
se nessuno la percorre.

Il mondo non cade
per colpa delle stelle.

Cade quando l’uomo
consegna ad altri
la propria volontà.

Il fumo si apre.

Virgilio riprende il cammino.

E mentre saliamo
mi parla dell’amore.

Ogni creatura
si muove verso ciò che desidera.

Nessuno vive
senza amare qualcosa.

Ma l’amore sbaglia
quando sceglie male,

quando è troppo debole,

quando diventa eccesso,

quando vuole il male
di chi cammina accanto.

Né creator né creatura mai,
cominciò el, figliuol, fu sanza amore,
o naturale o d’animo; e tu ’l sai.

C’è un amore
che nasce senza scelta.

E c’è un amore
che la ragione deve guidare.

Può diventare superbia.

Può diventare invidia.

Può diventare ira.

Può restare troppo debole.

Può inseguire il denaro,

il cibo,

la carne,

fino a perdere il centro.

Ma la stessa forza
che porta verso il basso

può diventare
la scala verso l’alto.

Amor, sementa in voi
d’ogne virtute,

e d’ogne operazion
che merta pene.

Amore è il principio.

Amore è il cammino.

Amore può perderti.

Amore può condurti
più vicino al destino.

Amor, sementa in voi
d’ogne virtute,

e d’ogne operazion
che merta pene.

Io cominciai:

«Maestro, il mio veder s’avviva
sì nel tuo lume…»

Libero voler…

Libero voler…

La montagna continua.

E adesso so:

anche per salire
bisogna imparare
ad amare.

Note

Il brano intreccia versi originali del Purgatorio con parti moderne e collega tre nuclei narrativi: l’invidia di Sapia, il discorso di Marco Lombardo sul libero arbitrio e la spiegazione di Virgilio sulla natura dell’amore.

La struttura musicale accompagna il passaggio dall’oscurità degli occhi cuciti degli invidiosi e dal fumo degli iracondi verso una sonorità progressivamente più aperta. Il tema musicale segue quindi lo stesso movimento concettuale del testo: dal limite e dall’accecamento alla responsabilità e alla consapevolezza.

Significato del titolo

Il titolo esprime l’idea centrale del brano: l’amore è un seme da cui possono nascere sia le virtù sia le azioni che meritano pena. Non è quindi l’amore in sé a essere buono o cattivo; ciò che conta è l’oggetto verso cui viene diretto e la misura con cui viene vissuto.

Il passaggio attraverso Marco Lombardo rafforza questo concetto: l’uomo non è totalmente determinato dal fato o dalle stelle, ma conserva la capacità di scegliere. Per salire occorre dunque imparare non soltanto ad amare, ma ad amare bene.

Ascolta il brano

Spotify: Ghigiot

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