Divina Commedia – Purgatorio, brano 4
Breve presentazione del brano
“La falsa sirena” è il quarto brano del ciclo dedicato al Purgatorio. Parte dal sogno del Canto XIX, in cui Dante vede una donna deforme che, sotto il suo stesso sguardo, diventa progressivamente bella, seducente e capace di incantare con il canto.
Il brano collega il sogno della sirena al tema del desiderio ingannevole, alla cornice degli avari e all’incontro con Adriano V. Nella parte finale il monte trema perché un’anima ha completato la propria purificazione: è Stazio, poeta che può finalmente lasciare il Purgatorio e riprendere la salita.
Testo
Ne l’ora che non può ’l calor dïurno
intepidar più ’l freddo de la luna…
La notte sulla montagna
porta immagini alla mente,
Dante si ferma,
il corpo dorme,
ma il viaggio continua.
Nel sogno appare una donna.
Storta.
Pallida.
Gli occhi incerti,
le mani imperfette,
il passo deformato.
Mi venne in sogno una femmina balba,
ne li occhi guercia, e sovra i piè distorta,
con le man monche, e di colore scialba.
Ma più Dante la guarda,
più quella figura cambia.
La bocca si scioglie.
Il volto prende colore.
Le gambe diventano dritte.
La voce diventa dolce.
Ciò che era mostruoso
si veste di bellezza.
Io son, cantava,
io son dolce serena,
che ’ marinari in mezzo mar dismago;
tanto son di piacere
a sentir piena!
Guardami.
Ascoltami.
Seguimi.
Non chiedere
dove conduce il desiderio.
Guardami.
Ascoltami.
Seguimi.
Ciò che sembra dolce
può incatenare il cuore.
Ma una donna appare
accanto a Dante.
Chiama Virgilio.
Il maestro afferra
la falsa bellezza,
le strappa il velo,
mostra ciò che nasconde.
E l’incanto si spezza.
Bastiti, e batti a terra le calcagne;
li occhi rivolgi al logoro che gira
lo rege etterno con le rote magne.
Il desiderio non è colpa
perché desidera.
Diventa prigione
quando prende il posto
di ciò che vale davvero.
Più in alto
le anime sono stese a terra.
Volti contro la pietra.
Mani legate.
Occhi rivolti al suolo.
In vita guardarono troppo
ciò che potevano possedere.
Oro.
Terre.
Potere.
Ricchezza.
Ora non possono
guardare il cielo.
Adhaesit pavimento
anima mea…
Adhaesit pavimento
anima mea…
Tra loro un uomo racconta
quanto può ingannare il potere.
Fu papa.
Conobbe il peso
della dignità e del denaro.
Ma soltanto quando arrivò
al punto più alto,
comprese quanto fosse vuoto
ciò che aveva inseguito.
La mia conversione,
omè!, fu tarda;
ma, come fatto fui
roman pastore,
così scopersi
la vita bugiarda.
Terra sotto il volto.
Cielo sopra il cuore.
Quanto pesa ciò
che crediamo avere?
Terra sotto il volto.
Cielo da cercare.
Ciò che possediamo
non ci insegna a salire.
Poi qualcosa cambia.
Il monte trema.
Non come per tempesta.
Non come per vento.
La roccia vibra.
Le anime si fermano.
Dante guarda Virgilio.
Nessuno sa ancora
che cosa stia accadendo.
Noi eravam partiti già da ello,
e brigavam di soverchiar la strada
tanto quanto al poder n’era permesso,
quand’io senti’, come cosa che cada,
tremar lo monte…
GLORIA IN EXCELSIS DEO!
GLORIA IN EXCELSIS DEO!
Non è una frana.
Non è paura.
Il monte trema
perché un’anima è libera.
Dopo secoli d’attesa
qualcuno ha terminato
la propria purificazione.
Può salire.
Può lasciare la montagna.
Può andare oltre.
La volontà da sé
non vuole mai,
se non quando
la divina giustizia
contra voglia
come fu al peccar,
pone al tormento.
Il suo nome è Stazio.
Poeta.
Un’anima pronta
a lasciare il peso.
E mentre il monte ancora vibra,
Virgilio scopre
che quell’uomo conosce i suoi versi.
Un poeta incontra un poeta.
Una voce antica
ne riconosce un’altra.
Al mio ardor fuor seme
le faville
che mi scaldar,
de la divina fiamma
onde sono allumati
più di mille.
Non tutto ciò che brilla
porta verso la luce.
Non tutto ciò che chiama
merita di essere seguito.
La falsa sirena
promette il piacere.
La montagna insegna
a scegliere il desiderio.
GLORIA IN EXCELSIS DEO!
Quando un’anima è pronta
la terra stessa trema.
Quando il peso è finito
la strada torna a salire.
GLORIA IN EXCELSIS DEO!
E io, che di combatter mi sentia
d’una parte e d’altra la vaghezza…
Continuiamo a salire.
Note
Il brano intreccia il sogno della sirena con la cornice degli avari e con l’arrivo di Stazio. La prima parte utilizza sonorità ipnotiche, percussioni rituali e una voce femminile seducente per rendere l’ambiguità del desiderio. La seconda parte diventa più severa e terrena, fino al terremoto e all’esplosione corale del Gloria in excelsis Deo.
Il passaggio da Adriano V a Stazio mostra due forme opposte di rapporto con il desiderio: da un lato l’attaccamento a ciò che si possiede, dall’altro la liberazione che arriva quando la volontà è finalmente pronta a proseguire.
Significato del titolo
La falsa sirena rappresenta il desiderio che costruisce da sé l’oggetto della propria seduzione. È significativa la trasformazione della donna nel sogno: non nasce bella, ma diventa bella mentre Dante la guarda. L’illusione non è soltanto esterna; è anche lo sguardo umano a conferirle potere.
Il significato del brano non è quindi una condanna del desiderio in sé, ma un invito a riconoscere quando ciò che appare desiderabile diventa una prigione. La liberazione di Stazio, accompagnata dal terremoto del monte, chiude il brano mostrando il movimento opposto: quando il desiderio è finalmente ordinato, la strada torna a salire.
Ascolta il brano
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