Divina Commedia – Purgatorio, brano 5
Breve presentazione del brano
“Libero, dritto e sano è il tuo arbitrio” è il quinto brano del ciclo dedicato al Purgatorio. Il percorso attraversa le ultime cornici della montagna: la gola, la lussuria e infine il muro di fuoco che separa Dante dal Paradiso terrestre.
Il brano unisce il tema della misura del desiderio all’ultimo grande passaggio educativo del viaggio con Virgilio. Forese Donati richiama la giovinezza e gli eccessi del passato; le anime nel fuoco mostrano che il desiderio non deve essere cancellato ma purificato. Alla fine Virgilio smette di guidare Dante e gli riconsegna pienamente la responsabilità delle proprie scelte.
Testo
Già era l’angel dietro a noi rimaso,
l’angel che n’avea vòlti al sesto giro,
avendomi dal viso un colpo raso.
La strada sale ancora,
ma il corpo sente fame.
Tra gli alberi carichi
nessuna mano può arrivare.
Frutti profumati
pendono troppo in alto,
acqua limpida scende
ma nessuno può bere.
Qui chi visse nell’eccesso
impara il desiderio.
Non con il possesso.
Con l’attesa.
Fame.
Sete.
Desiderio.
Misura.
Tra i volti scavati
uno mi chiama per nome.
Lo guardo.
Non lo riconosco.
La pelle è consumata,
gli occhi dentro il volto,
ma quella voce viene
da un tempo conosciuto.
È Forese.
Amico di Firenze.
Amico di giovinezza.
La faccia tua, ch’io lagrimai già morta,
mi dà di pianger mo non minor doglia.
Deh, non contendere a l’asciutta scabbia
che mi scolora, pregava, la pelle…
ma dimmi il ver di te,
e chi son quelle due anime
che là ti fanno scorta.
Parlano del passato,
degli anni senza misura,
di Firenze che corre
dietro alla propria follia.
Ma Forese ora sa
che anche la fame può guarire,
che desiderare tutto
può significare non vivere.
Il corpo si consuma.
La volontà si libera.
Beati cui alluma
tanto di grazia,
che l’amor del gusto
nel petto lor
troppo disir
non fuma,
esurïendo sempre
quanto è giusto.
Più in alto ancora
il vento cambia voce.
Anime camminano
dentro il fuoco.
Due schiere si incontrano,
si baciano un istante,
poi tornano a gridare
esempi di passione.
Soddoma e Gomorra!
Pasife entra nella vacca!
Qui il desiderio
non viene cancellato.
Viene purificato.
L’amore resta.
Ma deve imparare
la propria misura.
Appresso il fine ch’a quell’inno fassi,
gridavano alto:
«Virum non cognosco».
Poi davanti a Dante
compare una parete.
Non pietra.
Non ghiaccio.
Fuoco.
Un muro di fiamme
chiude l’ultima strada.
Dante si ferma.
Dopo tutto l’Inferno,
dopo tutta la montagna,
ha ancora paura.
Figliuol mio,
qui può esser tormento,
ma non morte.
Ricorditi, ricorditi!
Il fuoco è davanti.
La paura trattiene.
Ogni passo già fatto
sembra non servire a niente.
Ma Virgilio pronuncia
un solo nome.
Tra Beatrice e te
è questo muro.
Beatrice.
E Dante entra.
Le fiamme lo avvolgono.
Il calore è così forte
che potrebbe fondere il vetro.
Ma continua.
Un passo.
Poi un altro.
Finché il fuoco
rimane dietro.
Beati cui alluma
tanto di grazia,
che l’amor del gusto
nel petto lor
troppo disir
non fuma,
esurïendo sempre
quanto è giusto.
La notte arriva.
Dante riposa.
Poi torna la luce.
Ancora pochi passi.
E Virgilio si ferma.
Da tanto tempo
era davanti.
Ma adesso
non deve più guidare.
Il temporal foco e l’etterno
veduto hai, figlio;
e se’ venuto in parte
dov’io per me più oltre non discerno.
Dante ascolta.
Non c’è un demone.
Non c’è una porta.
Non c’è un ultimo nemico.
C’è soltanto
la fine di una guida.
Non aspettar mio dir
più né mio cenno;
libero, dritto e sano
è tuo arbitrio,
e fallo fora
non fare a suo senno:
per ch’io te sovra te
corono e mitrio.
Libero.
Dritto.
Sano.
È tuo arbitrio.
Non aspettar
più il mio cenno.
Libero.
Dritto.
Sano.
Ora il cammino
è dentro di te.
Libero…
Dritto…
Sano…
Virgilio tace.
E per la prima volta
Dante deve salire
senza essere seguito
dal suo maestro.
Note
Il brano attraversa gli ultimi passaggi della purificazione prima del Paradiso terrestre. La fame dei golosi e il fuoco dei lussuriosi non cancellano il desiderio: lo riportano a una misura. Musicalmente, la parte ritmica e organica iniziale lascia progressivamente spazio ad archi, cori e silenzi, fino alla scena conclusiva con Virgilio.
Il momento decisivo non è uno scontro, ma una separazione. Virgilio ha accompagnato Dante attraverso Inferno e Purgatorio, ma alla fine riconosce che la ragione ha compiuto il proprio compito: Dante deve ora procedere con una volontà libera e ordinata.
Significato del titolo
Il titolo riprende le parole con cui Virgilio consegna simbolicamente Dante a se stesso: «libero, dritto e sano è tuo arbitrio». È una delle formule più importanti dell’intero Purgatorio, perché indica che il viaggio di purificazione ha restituito al protagonista la capacità di scegliere senza dipendere continuamente da una guida esterna.
La libertà qui non significa assenza di regole, ma una volontà ormai capace di orientarsi. Per questo Virgilio può dire di “coronare e mitriare” Dante su se stesso: il cammino non termina, ma cambia natura.
Ascolta il brano
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