Divina Commedia – Purgatorio, brano 6
Breve presentazione del brano
“Puro e disposto a salire a le stelle” conclude il ciclo dedicato al Purgatorio. Dante entra nel Paradiso terrestre, incontra Matelda, assiste alla processione simbolica, ritrova Beatrice e scopre che Virgilio non è più accanto a lui.
Il brano è costruito come un passaggio dalla purificazione alla rinascita. Le acque del Letè e dell’Eunoè segnano due movimenti complementari: lasciare il peso della colpa e recuperare pienamente la memoria del bene. Alla fine Dante non ha semplicemente raggiunto la cima della montagna: è diventato pronto per un’altra dimensione del viaggio.
Testo
Vago già di cercar dentro e dintorno
la divina foresta spessa e viva,
ch’a li occhi temperava il novo giorno.
Dopo la pietra
dopo il fuoco
dopo ogni peso lasciato sul monte
davanti a Dante
non c’è più una cornice
C’è una foresta
L’aria è leggera
l’acqua attraversa l’erba
gli uccelli cantano
come se il dolore fosse lontano
Ogni foglia respira
ogni ramo sembra ricordare
il mondo
prima della caduta
Una donna soletta
che si gia
e cantando e scegliendo
fior da fiore
ond’era pinta
tutta la sua via
Si chiama Matelda
Cammina dall’altra parte del fiume
tra fiori e acqua limpida
Dante la guarda
e per un momento
il viaggio sembra essersi fermato
Non più anime che gridano
Non più pietre sulle spalle
Soltanto acqua
vento
foglie
e una voce che canta
Un fiume cancella
Un altro ricorda
Uno porta via
la memoria del male
L’altro restituisce
la memoria del bene
Lascia che l’acqua
porti via il dolore
Lascia che il vento
riapra il cuore
Ciò che hai attraversato
non deve più pesare
Ora sei pronto
a ricordare
Sali
Sali
La montagna è finita
Ma il viaggio
non è ancora finito
Poi la foresta cambia
Una processione avanza
tra luci e canti
Sette fiammelle
aprono il cammino
Voci antiche
riempiono l’aria
E sopra un carro
tra cento angeli
Dante vede una donna
Sovra candido vel cinta d’uliva
donna m’apparve, sotto verde manto
vestita di color di fiamma viva.
Benedictus qui venis…
Non serve ancora pronunciare il nome
Dante la riconosce
prima ancora di capirlo
Il cuore ritorna
a un tempo lontano
È Beatrice
Istintivamente
Dante si volta
Cerca la voce
che per tutto il viaggio
gli è rimasta accanto
Cerca Virgilio
Il maestro
Il padre
La ragione
che lo ha portato fuori dall’Inferno
Ma Virgilio n’avea lasciati scemi
di sé, Virgilio dolcissimo patre,
Virgilio a cui per mia salute die’mi.
Virgilio non c’è più
Nessun addio
Nessuna ultima parola
Soltanto il posto vuoto
dove prima c’era una guida
Virgilio…
Virgilio…
Dante, perché Virgilio se ne vada,
non pianger anco, non pianger ancora;
ché pianger ti conven per altra spada.
Beatrice non consola
Beatrice domanda
Ricorda a Dante
ciò che aveva dimenticato
Gli anni perduti
le strade sbagliate
il bene abbandonato
Il Purgatorio non termina
con una carezza
Termina con la verità
Lascia che l’acqua
porti via il dolore
Lascia che il vero
attraversi il cuore
Non basta essere saliti
per poter dimenticare
Prima della luce
bisogna ricordare
Sali
Sali
La montagna è finita
Ma il viaggio
non è ancora finito
Dante piange
Confessa
Guarda ciò che è stato
Poi entra nell’acqua
Il Letè scorre
sopra la memoria della colpa
Ciò che feriva
perde il suo potere
Non viene cancellata la vita
Viene cancellata
la catena
Lava
Lascia
Respira
Ricorda il bene
Poi un’altra acqua
Eunoè
Non toglie
Restituisce
Riporta alla mente
ogni bene compiuto
ogni scelta giusta
ogni luce dimenticata
Dante beve
E qualcosa cambia
Non nel mondo
Dentro di lui
La selva è ancora intorno
Ma ora non è oscura
La strada sale ancora
Ma non c’è più montagna
Virgilio ha terminato il suo compito
Beatrice guarda verso l’alto
E sopra le foglie
ricompare il cielo
Lascia che l’acqua
porti via il dolore
Lascia che il cielo
riapra il cuore
Ciò che eri
non è ciò che devi restare
Ora sei pronto
Ora puoi salire
Sali
Sali
Oltre la montagna
Sali
Sali
Dove comincia il cielo
Io ritornai da la santissima onda
rifatto sì come piante novelle
rinovellate di novella fronda
Puro e disposto
a salire a le stelle
A salire a le stelle
A salire a le stelle
Note
Il brano chiude il Purgatorio con un ambiente sonoro opposto a quello dell’Inferno: acqua, uccelli, campane, arpa, archi e cori sostituiscono progressivamente il peso, il gelo e la violenza ritmica delle tappe precedenti. La musica accompagna il passaggio da una purificazione ancora faticosa a una condizione di apertura.
Matelda introduce Dante nel Paradiso terrestre; Beatrice segna l’inizio di una nuova guida; l’assenza improvvisa di Virgilio rende evidente che una fase del viaggio è terminata. Il Letè e l’Eunoè non cancellano la persona che Dante è stato: trasformano il rapporto con la memoria, liberandolo dal peso della colpa e rafforzando la memoria del bene.
Significato del titolo
Il titolo riprende l’ultimo verso del Purgatorio: «puro e disposto a salire a le stelle». Le parole condensano il risultato di tutta la cantica. “Puro” indica che il percorso di purificazione è compiuto; “disposto” significa pronto, interiormente orientato verso ciò che viene dopo; “salire” riassume il movimento fondamentale del Purgatorio.
Il finale non rappresenta quindi una conclusione definitiva, ma una soglia. La montagna è finita, ma il viaggio continua: dopo essere uscito dall’Inferno e aver imparato a salire, Dante è pronto a entrare nel Paradiso.
Ascolta il brano
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