Divina Commedia – Paradiso, brano 5
Breve presentazione del brano
“Tu proverai sì come sa di sale” conduce nel cielo di Marte e nell’incontro con Cacciaguida. Il tono diventa più personale: il viaggio cosmico si intreccia con la vita concreta di Dante e con la profezia dell’esilio.
Cacciaguida parla della Firenze antica, della storia familiare e soprattutto del futuro del poeta. Dante comprende che il ritorno sulla terra porterà dolore, solitudine e incomprensione, ma anche il compito di raccontare ciò che ha visto.
Testo
Come distinta da minori e maggi
Lumi biancheggia tra ‘ poli del mondo
Galassia sì che fa dubbiar ben saggi
Sì costellati facean nel profondo
Marte quei raggi il venerabil segno
Nel cielo di Marte
La luce diventa rossa
Migliaia di anime
Si muovono insieme
E nella luce
Disegnano una croce
Una scintilla scende
Lungo quel segno
Sempre più vicina
Sempre più chiara
O sanguis meus
O superinfusa gratia Dei
È Cacciaguida
Antenato di Dante
Un uomo venuto
Da una Firenze lontana
Io conobbi una città
Più piccola e più sobria
Non ancora gonfia
Di ricchezza e rumore
Firenze aveva mura
Più strette
Ma forse
Un cuore più largo
Fiorenza dentro da la cerchia antica
Ond’ella toglie ancora e terza e nona
Si stava in pace sobria e pudica
Ma Dante vuole sapere
Ciò che lo aspetta
Ha sentito profezie
Lungo tutto il viaggio
Ora chiede
Di conoscere la verità
Qual si partio Ipolito d’Atene
Per la spietata e perfida noverca
Tal di Fiorenza partir ti convene
Lascerai Firenze
La casa
Le strade
I volti conosciuti
E conoscerai
Il peso dell’esilio
Come pane
Come scale
Come porte
Che si chiudono
Tu proverai
Sì come sa di sale
Lo pane altrui
E come è duro calle
Lo scendere e ‘l salir
Per l’altrui scale
Tu proverai
Sì come sa di sale
La distanza
La memoria
La città che resta
Quando tu devi andare
Ma l’esilio
Non sarà la fine
Dante dovrà raccontare
Ciò che ha visto
Ciò che ha imparato
Anche quando la verità
Farà male
Coscïenza fusca
O de la propria
O de l’altrui vergogna
Pur sentirà
La tua parola brusca
Non tacere
Per essere accolto
Non scrivere
Per essere amato
Racconta ciò che hai visto
Tu proverai
Sì come sa di sale
Lo pane altrui
E come è duro calle
Lo scendere e ‘l salir
Per l’altrui scale
Ma se la strada
Ti toglierà una patria
Porta con te
La verità
Dante sale ancora
Il rosso di Marte
Diventa luce d’argento e d’oro
Giove
Gli spiriti giusti
Scrivono parole nel cielo
Diligite iustitiam
Qui iudicatis terram
Amate la giustizia
Voi che giudicate la terra
Le lettere si muovono
Si uniscono
Diventano
Un’aquila immensa
Mille anime
Una voce
Mille volontà
Un solo segno
L’aquila parla
Come se fosse una
Ma dice noi
Perché la giustizia
Non appartiene
A chi governa da solo
Giustizia
Non dominio
Giustizia
Non vendetta
Dante domanda
Come può l’uomo
Comprendere davvero
Il giudizio di Dio?
Or tu chi se
Che vuo’ sedere a scranna
Per giudicar di lungi mille miglia
Con la veduta corta
D’una spanna?
Non tutto ciò
Che non comprendiamo
È ingiusto
A volte
È soltanto più grande
Del nostro sguardo
Tu proverai
Sì come sa di sale
Lo pane altrui
E come è duro calle
Lo scendere e ‘l salir
Per l’altrui scale
Ma porta la tua voce
Porta ciò che hai visto
Non lasciare
Che la paura
Decida la verità
Diligite iustitiam
Diligite iustitiam
Qui iudicatis terram
Dall’esilio
Alla parola
Dalla parola
Alla giustizia
Tutta tua visïon fa manifesta
Significato del titolo
Il verso «Tu proverai sì come sa di sale lo pane altrui» rende concreta la sofferenza dell’esilio: vivere lontano da casa significa dipendere dagli altri e sperimentare quanto sia difficile ogni passo.
Nel percorso del Paradiso questo momento ricorda che la conoscenza non elimina il dolore umano: gli dà una prospettiva e una responsabilità.