Liberamente ispirato al “Gaudeamus igitur”
Breve presentazione del brano
l brano è proposto in una versione tekno/elettronica, dove il latino medievale incontra sonorità moderne, ritmi battenti, bassi profondi e atmosfere da rito collettivo contemporaneo. Il contrasto tra lingua antica e suono elettronico crea un effetto particolare: il testo guarda al Medioevo, mentre la musica lo porta dentro una dimensione notturna, ipnotica e attuale.
Il risultato è un canto latino nuovo, ispirato alla tradizione goliardica, ma reinterpretato con energia moderna e pulsazione elettronica.
Brano latino è costruito sul confronto tra il celebre Gaudeamus igitur e una nuova versione originale intitolata Cantemus dum vivimus.
Il testo tradizionale del Gaudeamus invita a rallegrarsi finché si è giovani, ricordando però che la vita è breve, la vecchiaia arriva e la terra ci attende. È un canto antico, festoso e insieme cupo, dove l’allegria degli studenti convive con il pensiero della morte.
Cantemus dum vivimus riprende quello spirito, ma lo trasforma in una forma più poetica e moderna. Non dice soltanto “rallegriamoci”, ma “cantiamo finché viviamo”. La festa diventa canto, memoria, luce interiore e resistenza al tempo che passa.
Testo
Gaudeamus igitur
Testo latino
1.
Gaudeamus igitur,
Iuvenes dum sumus!
Post iucundam iuventutem,
Post molestam senectutem,
Nos habebit humus.
2.
Ubi sunt, qui ante nos
In mundo fuere?
Vadite ad superos,
Transite ad inferos,
Ubi iam fuere.
3.
Vita nostra brevis est,
Brevi finietur;
Venit mors velociter,
Rapit nos atrociter,
Nemini parcetur.
4.
Vivat Academia,
Vivant professores,
Vivat membrum quodlibet,
Vivant membra quaelibet,
Semper sint in flore!
5.
Vivant omnes virgines
Faciles, formosae;
Vivant et mulieres
Tenerae, amabiles,
Bonae, laboriosae.
6.
Vivat et respublica,
Et qui illam regit;
Vivat nostra civitas,
Maecenatum caritas,
Quae nos hic protegit.
7.
Pereat tristitia,
Pereant osores;
Pereat diabolus,
Quivis Antiburschius,
Atque irrisores.
Traduzione italiana
1.
Rallegriamoci dunque,
finché siamo giovani!
Dopo la lieta giovinezza,
dopo la molesta vecchiaia,
la terra ci avrà.
2.
Dove sono coloro che prima di noi
furono nel mondo?
Andate tra i beati,
passate tra i dannati,
là dove essi ormai sono stati.
3.
La nostra vita è breve,
presto finirà;
la morte arriva veloce,
ci rapisce crudelmente,
non sarà risparmiato nessuno.
4.
Viva l’Accademia,
vivano i professori,
viva ogni singolo membro,
vivano tutti i membri,
siano sempre nel fiore della vita!
5.
Vivano tutte le ragazze
disponibili e belle;
vivano anche le donne
tenere, amabili,
buone e laboriose.
6.
Viva anche lo Stato,
e chi lo governa;
viva la nostra città,
viva la generosità dei mecenati,
che qui ci protegge.
7.
Muoia la tristezza,
muoiano gli odiatori;
muoia il diavolo,
ogni nemico degli studenti,
e anche i derisori.
Cantemus dum vivimus
Nuova versione latina
1.
Cantemus dum vivimus,
Lux in corde ardet;
Floret aetas tenera,
Fugit hora celeris,
Terra nos exspectat.
2.
Qui fuerunt ante nos,
Umbrae iam tacent;
Alii caelum petierunt,
Alii noctem transierunt,
Nomen tantum manet.
3.
Brevis cursus hominum,
Ventus nos impellit;
Mors ad portas ambulat,
Nulla dona respicit,
Omnes una vocat.
4.
Salve domus studii,
Salvete doctores;
Salve mens quaerentium,
Salve vox discentium,
Crescant semper flores.
5.
Vivant corda iuvenum,
Clara, generosa;
Vivat risus sobrius,
Vivat amor candidus,
Vita sit iocosa.
6.
Vivat urbs et patria,
Vivat qui custodit;
Vivat manus largior,
Vivat sermo liberior,
Qui sapientiam nutrit.
7.
Cedat atra maestitia,
Cedant verba vana;
Rideamus improbos,
Vincat lumen animos,
Cantet turba sana.
Traduzione italiana
1.
Cantiamo finché viviamo,
la luce arde nel cuore;
fiorisce la tenera età,
l’ora fugge veloce,
la terra ci attende.
2.
Coloro che furono prima di noi
ormai tacciono come ombre;
alcuni cercarono il cielo,
altri attraversarono la notte,
rimane soltanto il nome.
3.
Breve è il cammino degli uomini,
il vento ci sospinge;
la morte cammina alle porte,
non guarda doni né ricchezze,
chiama tutti allo stesso modo.
4.
Salve, casa dello studio,
salve, dottori e maestri;
salve, mente di chi cerca,
salve, voce di chi impara,
crescano sempre i fiori.
5.
Vivano i cuori dei giovani,
limpidi e generosi;
viva il riso sobrio,
viva l’amore sincero,
la vita sia gioiosa.
6.
Viva la città e la patria,
viva chi le custodisce;
viva la mano generosa,
viva la parola più libera,
che nutre la sapienza.
7.
Si allontani la nera tristezza,
si allontanino le parole vane;
ridiamo degli uomini malvagi,
vinca la luce negli animi,
canti una folla sana.
Note
Il Gaudeamus igitur è un canto antico, diretto, goliardico. La sua forza sta proprio nel contrasto: si canta, si brinda, si celebra la giovinezza, ma sullo sfondo c’è sempre la morte. Il testo dice senza mezzi termini che la vita è breve, che la morte arriva veloce e che nessuno sarà risparmiato.
Cantemus dum vivimus nasce dallo stesso nucleo, ma cambia prospettiva. Al posto di Gaudeamus, “rallegriamoci”, compare Cantemus, “cantiamo”. Il centro non è più soltanto la festa della giovinezza, ma il canto come risposta al tempo che passa.
Anche la morte resta presente, ma viene raccontata in modo meno brutale. Nel testo tradizionale la morte “rapisce atrocemente”; nella nuova versione “cammina alle porte” e “chiama tutti allo stesso modo”. Il significato è simile, ma il tono diventa più poetico.
Cambia anche il linguaggio religioso. Il Gaudeamus parla di beati, inferi e diavolo. Cantemus dum vivimus preferisce immagini più simboliche: il cielo, la notte, le ombre, la luce.
La strofa sulle donne, tipicamente goliardica ma oggi datata, viene sostituita da una strofa sui giovani, sull’amore sincero e sulla gioia della vita. È una scelta più adatta a un brano moderno e a un pubblico più ampio.
Il finale è forse la differenza più evidente. Il Gaudeamus dice: “muoia la tristezza, muoiano gli odiatori”. Cantemus dum vivimus dice invece: “si allontani la nera tristezza, si allontanino le parole vane”. Non maledice i nemici: lascia vincere la luce, il canto e la comunità.
Il primo testo sembra dire:
Rallegriamoci finché siamo giovani, perché la terra ci avrà.
Il secondo risponde:
Cantiamo finché viviamo, perché la luce nel cuore può ancora resistere al buio.