Canticum convivii

Breve presentazione del brano

Brano ispirato ai canti goliardici medievali e all’atmosfera conviviale della tradizione latina, con un chiaro richiamo al mondo dei Carmina Burana.
Tra vino, coro, ironia e spirito di festa, Canticum Convivii richiama il mondo del banchetto e della taverna, dove il canto diventa espressione di amicizia, libertà e gioia condivisa.
In questa pagina sono riportati il testo in latino e la traduzione in italiano, per accompagnare l’ascolto e rendere più immediato il significato dei versi.

Testo latino

In convivio quando sumus,
non curamus quid sit humus.
Sed ad cantum properamus,
cui semper insudamus.

In convivio quando sumus,
voces altae resonamus.
Sub lucerna clara stamus,
et concordes exsultamus.

Quidam ludunt, quidam cantant,
quidam noctem celebrant.
Quidam rident, quidam clamant,
quidam palmas concrepant.

Sub mensa sonat fortuna,
super mensa stat corona.
Qui venit cum corde tristi,
redit laetus inter isti.

Ibi nullus timet sortem,
ibi cantant corde fortem.
Manus surgunt, terra sonat,
turba tota verba tonat.

Cantat ista, cantat ille,
cantant centum, cantant mille.
Cantat velox, cantat piger,
cantat clarus et obscurus

Cantat hera, cantat herus,
cantat miles, cantat clerus.
Cantat soror, cantat frater,
cantat anus, cantat mater.

Hei, hei, voces surgite,
hei, hei, manus plaudite.
Hei, hei, corda iungite,
cantum nostrum custodite.

Primo cantant pro laetitia,
deinde pro concordia.
Tertio pro amicis caris,
quarto pro diebus claris.

Quinto cantant pro viatoribus,
sexto pro laborantibus.
Septimo pro sapientibus,
octavo pro errantibus.

Nonies pro memoria,
decies pro victoria.
Undecies pro pace bona,
duodecies sub clara luna.

Ibi nullus fugit chorum,
ibi surgit vox virorum.
Pulsat tympanum in nocte,
respondet turba voce forte.

Cantat ista, cantat ille,
cantant centum, cantant mille.
Cantat velox, cantat piger,
cantat clarus et obscurus.

Cantat hera, cantat herus,
cantat miles, cantat clerus.
Cantat soror, cantat frater,
cantat anus, cantat mater.

Parum durant res humanae,
si sunt vana et profanae.
Omnes currunt, omnes clamant,
sed quid quaerunt, non explanant.

Sic per noctem nos movemur,
sic cantando recreemur.
Qui nos tangunt confundantur,
cum superbis non laudentur.

Sed qui cantum nobis donant,
inter bonos semper sonant.
Nam in nocte, sub clamore,
vivit mundus in splendore.

Vox ad vocem nunc accedit,
manus manui respondet.
Pes ad terram forter cadit,
cantus noster non recedit.

Cantat ista, cantat ille,
cantant centum, cantant mille.
Cantat velox, cantat piger,
cantat clarus et obscurus.

Cantat pauper, cantat dives,
cantant omnes corde vives.
Cantat praesul et decanus,
cantat iuvenis et canus.

Cantat hera, cantat herus,
cantat miles, cantat clerus.
Cantat soror, cantat frater,
cantat anus, cantat mater.

Hei, hei, voces surgite,
hei, hei, manus plaudite.
Hei, hei, corda iungite,
cantum nostrum custodite.

Hei, hei, voces surgite,
hei, hei, manus plaudite.
Hei, hei, corda iungite,
cantum nostrum custodite.

In convivio quando sumus,
non curamus quid sit humus.
Sed ad cantum properamus,
cui semper insudamus.

Cantat ista, cantat ille,
cantant centum, cantant mille.
Cantat ista, cantat ille,
cantant centum, cantant mille.

Segnaliamo alcune “approssimazioni” per far tornare ritmo, rima o cantabilità:
voces altae resonamus → voces altas resonamus
redit laetus inter isti → redit laetus inter istos
ibi cantant corde fortem → ibi cantant corde forti
Pes ad terram forter cadit → Pes ad terram fortiter cadit
cantant omnes corde vives → cantant omnes vivo corde

Traduzione italiana

Quando siamo a banchetto,
non ci curiamo di cosa sia la terra.
Ma ci affrettiamo verso il canto,
per il quale sempre ci affatichiamo.

Quando siamo a banchetto,
le voci risuonano alte.
Stiamo sotto la chiara lucerna,
ed esultiamo concordi.

Alcuni giocano, alcuni cantano,
alcuni celebrano la notte.
Alcuni ridono, alcuni gridano,
alcuni battono le mani.

Sotto la tavola risuona la sorte,
sopra la tavola sta la corona.
Chi arriva con il cuore triste,
riparte lieto in mezzo a questi.

Là nessuno teme la sorte,
là si canta con cuore forte.
Le mani si alzano, la terra risuona,
tutta la folla fa tuonare le parole.

Canta questa, canta quello,
cantano cento, cantano mille.
Canta il rapido, canta il lento,
canta il chiaro e l’oscuro.

Canta la donna, canta il signore,
canta il soldato, canta il chierico.
Canta la sorella, canta il fratello,
canta la vecchia, canta la madre.

Ehi, ehi, alzate le voci,
ehi, ehi, battete le mani.
Ehi, ehi, unite i cuori,
custodite il nostro canto.

Prima cantano per la gioia,
poi per la concordia.
Terzo, per i cari amici,
quarto, per i giorni luminosi.

Quinto, cantano per i viandanti,
sesto, per coloro che faticano.
Settimo, per i sapienti,
ottavo, per coloro che errano.

Nono, per la memoria,
decimo, per la vittoria.
Undicesimo, per la buona pace,
dodicesimo, sotto la chiara luna.

Là nessuno fugge il coro,
là si alza la voce degli uomini.
Risuona il tamburo nella notte,
risponde la folla con voce forte.

Canta questa, canta quello,
cantano cento, cantano mille.
Canta il rapido, canta il lento,
canta il chiaro e l’oscuro.

Canta la donna, canta il signore,
canta il soldato, canta il chierico.
Canta la sorella, canta il fratello,
canta la vecchia, canta la madre.

Poco durano le cose umane,
se sono vane e profane.
Tutti corrono, tutti gridano,
ma non spiegano che cosa cercano.

Così ci muoviamo nella notte,
così ci ristoriamo cantando.
Coloro che ci toccano siano confusi,
e non siano lodati con i superbi.

Ma coloro che ci donano il canto,
risuonano sempre tra i buoni.
Poiché nella notte, sotto il clamore,
vive il mondo nello splendore.

Ora voce a voce si aggiunge,
mano alla mano risponde.
Il piede cade forte sulla terra,
il nostro canto non si ritira.

Canta questa, canta quello,
cantano cento, cantano mille.
Canta il rapido, canta il lento,
canta il chiaro e l’oscuro.

Canta il povero, canta il ricco,
cantano tutti con cuore vivo.
Canta il presule e il decano,
canta il giovane e il vecchio.

Canta la donna, canta il signore,
canta il soldato, canta il chierico.
Canta la sorella, canta il fratello,
canta la vecchia, canta la madre.

Ehi, ehi, alzate le voci,
ehi, ehi, battete le mani.
Ehi, ehi, unite i cuori,
custodite il nostro canto.

Ehi, ehi, alzate le voci,
ehi, ehi, battete le mani.
Ehi, ehi, unite i cuori,
custodite il nostro canto.

Quando siamo a banchetto,
non ci curiamo di cosa sia la terra.
Ma ci affrettiamo verso il canto,
per il quale sempre ci affatichiamo.

Canta questa, canta quello,
cantano cento, cantano mille.
Canta questa, canta quello,
cantano cento, cantano mille.

Note

Canticum Convivii è una rielaborazione musicale liberamente ispirata ai canti goliardici medievali e al clima evocativo dei Carmina Burana.
Il brano non vuole essere una ricostruzione filologica, ma una reinterpretazione musicale dello spirito festoso, corale e conviviale della tradizione latina.
Il riferimento ai Carmina Burana non è solo musicale, ma anche atmosferico: il gusto del convivio, l’energia del canto collettivo, il tono ironico e la vitalità espressiva richiamano quel mondo medievale in cui il canto era festa, sfida e partecipazione.

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