Breve presentazione del brano
Brano intimo e disincantato sulla fragilità umana, sugli errori, sulle speranze mancate e sulla difficoltà di comprendere davvero gli altri. Il testo invita a sospendere il giudizio e a riconoscere che ciascuno affronta la vita con gli strumenti, le paure e le ferite che possiede.
Testo
Addio ragazzi venuti dal vento,
addio ragazze dagli occhi di brina,
vi lascio un bicchiere sopra il cemento,
una carezza, una cartolina.
Mi avete dato giorni di festa,
notti di rabbia, gioia e veleno,
qualche parola rimasta in testa,
qualche silenzio stretto nel seno.
E se il dolore mi ha fatto male,
pure il dolore sapeva parlare:
mi ha detto piano, senza perdono,
siam quello che siamo,
e non quello che volevamo.
Ciascuno a modo suo,
ciascuno come sa,
chi con un fiore in mano,
chi con una pistola di fragilità.
Ciascuno a modo suo,
ciascuno come può,
chi cerca un po’ di cielo,
chi il cielo se lo inventò.
Abbiamo sbagliato senza volere,
come sbaglia la pioggia cadendo sul mare,
volevamo essere giusti e migliori,
ma avevamo paura di ascoltare.
Volevamo essere giusti e migliori,
ma avevamo paura del buio negli altri,
così abbiamo acceso piccoli rancori
come candele sui nostri altari.
E quante volte, per non tremare,
abbiamo chiamato verità il sospetto,
e quante volte, per non cadere,
ci siamo cuciti ragioni sul petto.
Tutti ci provano, chi piano chi forte,
con quattro speranze cucite alla pelle,
ma pochi arrivano davanti alla porta
che avevano visto brillar fra le stelle.
Ciascuno a modo suo,
ciascuno come sa,
chi con un nodo in gola,
chi con una preghiera detta a metà.
Ciascuno a modo suo,
ciascuno come può,
chi perde la sua strada,
chi una strada non l’ebbe mai.
Non prendertela con chi non capisce,
se passa oltre e non ti vede.
Ha anche lui un tribunale nascosto nel petto,
ha anche lui un santo a cui non crede.
Ma tu, se puoi, non fargli il processo,
non farne mai, non farne a nessuno.
Siamo tutti un errore rimasto in sospeso,
un tentativo venuto dal buio.
Ciascuno a modo suo,
ciascuno come sa,
chi chiede d’essere amato,
chi amare non imparò mai.
Ciascuno a modo suo,
con la sua pena e il suo vino,
con la sua croce storta,
con il suo unico destino.
E non chiamare colpa la vita,
quando ci fa diversi e uguali:
siamo soltanto gente ferita
che prova a non farsi troppo male.
Ciascuno come sa.
Ciascuno come può.
Ciascuno a modo suo.
Note
“Ciascuno a modo suo” è una canzone dedicata alla complessità delle persone e alla distanza che spesso separa ciò che avremmo voluto essere da ciò che siamo realmente diventati.
Il brano nasce come un commiato rivolto alle persone incontrate lungo la vita: uomini e donne che hanno lasciato gioia, dolore, parole, silenzi e ricordi. Non si tratta però di un addio rancoroso. È piuttosto il tentativo di guardare al passato senza cancellarne le ferite e senza trasformarle in una condanna.
Il ritornello racchiude il significato centrale della canzone: ciascuno affronta l’esistenza come sa e come può. C’è chi si presenta con un fiore e chi reagisce con aggressività; chi cerca una speranza reale e chi è costretto a inventarsela. La frase «una pistola di fragilità» esprime proprio il modo in cui la debolezza può talvolta assumere l’aspetto della durezza o della violenza.
La seconda parte del testo riflette sugli errori commessi senza piena consapevolezza. Il desiderio di sentirsi giusti e migliori può convivere con la paura di ascoltare e di riconoscere il buio presente negli altri. Da questa paura possono nascere il sospetto, il rancore e la necessità di costruire ragioni capaci di giustificare le proprie scelte.
Il passaggio centrale invita a non trasformare ogni incomprensione in un processo. Anche chi non riesce a vedere il dolore altrui porta dentro di sé un tribunale, una contraddizione, una fede perduta o una ferita nascosta. Il testo non nega la responsabilità individuale, ma ricorda che una persona non può essere compresa soltanto attraverso i suoi errori.
La conclusione riassume il messaggio del brano: gli esseri umani sono diversi, ma accomunati dalla vulnerabilità. Sono persone ferite che cercano, spesso maldestramente, di non farsi ancora più male.
L’arrangiamento acustico, affidato alla chitarra con interventi di fisarmonica e contrabbasso, accompagna il testo con un tono malinconico, caldo e misurato. La musica non cerca il dramma, ma lascia spazio alle parole e al loro invito alla comprensione.