Divina Commedia – Paradiso, brano 2
Breve presentazione del brano
“In la sua volontade è nostra pace” sviluppa il tema dell’armonia tra la volontà individuale e l’ordine dell’universo. Dopo il cielo della Luna, il viaggio procede verso Mercurio, dove Dante incontra anime legate all’azione e alla storia.
Il brano unisce la serenità di Piccarda alla grande narrazione di Giustiniano e alla vicenda di Romeo di Villanova. La pace non viene descritta come rinuncia, ma come piena comprensione del proprio posto in un disegno più grande.
Testo
E ‘n la sua volontade è nostra pace
Ell’è quel mare al qual tutto si move
Ciò ch’ella cria
O che natura face
Nel cielo della Luna
Dante ancora domanda
Come può un’anima
Non desiderare
Una luce più alta
Piccarda sorride
Qui nessuno misura
La propria gioia
Con quella degli altri
Ogni volontà riposa
Dentro un ordine
Ogni desiderio
Ha trovato pace
E ‘n la sua volontade
È nostra pace
Ell’è quel mare
Al qual tutto si move
In la sua volontade
È nostra pace
Non c’è distanza
Che divida l’amore
In la sua volontade
È nostra pace
Ogni luce riceve
La sua parte di sole
Non essere più in alto
Non essere di più
Ma volere pienamente
Ciò che vuole Lui
Accanto a Piccarda
Splende Costanza
Strappata al chiostro
E consegnata alla storia
Ma la forza degli uomini
Può cambiare una vita
Non sempre può cambiare
Ciò che vive nel cuore
Quest’è la luce
De la gran Costanza
Che del secondo vento
Di Soave
Generò ‘l terzo
E l’ultima possanza
Poi la Luna scompare
Un’altra luce
Avvolge Dante
Mercurio
Anime luminose
Corrono verso di lui
Una prende la parola
Cesare fui
E son Iustinïano
Che per voler
Del primo amor ch’I’ sento
D’entro le leggi trassi
Il troppo e ‘l vano
Fui imperatore
Ma qui non porto corona
Il potere è passato
La luce rimane
Un’aquila attraversò
I secoli degli uomini
Troia
Roma
Cesare
Augusto
Regni e battaglie
Che sembravano eterni
Ma nessun impero
Può fermare il tempo
Passano I regni
Passano I nomi
Passa la gloria
Resta ciò che sei
In la sua volontade
È nostra pace
Anche la storia
Cerca il suo ordine
In la sua volontade
È nostra pace
Cadono I regni
Ma resta il cammino
Non basta il potere
Non basta l’onore
Ogni gloria del mondo
Si consuma col tempo
Nel cielo di Mercurio
Stanno gli spiriti attivi
Fecero il bene
Ma vollero anche
Che il mondo ricordasse
Il loro nome
Una virtù sincera
E ancora
Una piccola ombra
Il desiderio
Di essere veduti
Questa picciola stella
Si correda
D’I buoni spirti
Che son stati attivi
Perché onore e fama
Li succeda
Persino il bene
Può chiedere applauso
Persino la virtù
Può cercare uno sguardo
Ma qui ogni desiderio
Trova la sua misura
Perché lo fai?
Per chi lo fai?
Che cosa rimane
Quando nessuno
Pronuncia più il tuo nome?
Tra queste anime
Ce n’è una
Che il mondo quasi dimenticò
Romeo
Servì fedelmente
Fece prosperare
Una casa non sua
Poi l’invidia parlò
E chi aveva dato tanto
Dovette andarsene
Povero
Vecchio
Solo
E se ‘l mondo sapesse
Il cor ch’elli ebbe
Mendicando sua vita
A frusto a frusto
Assai lo loda
E più lo loderebbe
Non una corona
Non un esercito
Non un monumento
Solo un uomo fedele
Che continuò il cammino
In la sua volontade
È nostra pace
Ell’è quel mare
Al qual tutto si move
In la sua volontade
È nostra pace
Oltre la gloria
Oltre l’onore
Oltre il nome
Che il tempo cancella
Resta soltanto
Ciò che hai fatto per amore
In la sua volontade
È nostra pace
Nostra pace
Nostra pace
E ‘n la sua volontade
È nostra pace
Nostra pace
Significato del titolo
La frase «In la sua volontade è nostra pace» esprime uno dei nuclei centrali del Paradiso: la libertà non scompare, ma trova compimento quando la volontà non è più in conflitto con il bene.
Musicalmente il brano rappresenta una fase più luminosa e ordinata del viaggio, nella quale la tensione lascia spazio all’equilibrio.