Divina Commedia – Inferno, brano 6
Breve presentazione del brano
“Lo ’mperador del doloroso regno” conclude il ciclo dedicato all’Inferno con il Canto XXXIV. Nel punto più profondo di Cocito appare Lucifero: enorme, immobile nel ghiaccio, con tre volti e sei ali. Il vento prodotto dalle ali mantiene congelato il lago infernale e trasforma il sovrano del male in un prigioniero della propria stessa condizione.
Il brano parte da un’atmosfera gelida e quasi immobile, cresce in una sezione hard-techno dedicata alla visione di Lucifero e poi cambia progressivamente direzione quando Dante e Virgilio superano il centro della Terra. La discesa diventa salita e il finale si apre verso il cielo e le stelle.
Testo
Vexilla regis prodeunt inferni
verso di noi; però dinanzi mira,
disse ’l maestro mio, se tu ’l discerni.
Nel fondo del mondo
non resta più fuoco,
il vento è di ghiaccio,
il tempo è più lento.
Davanti a noi cresce
un’ombra infinita,
più grande dei giganti,
più nera della notte.
Non cammina.
Non parla.
Non regna.
È fermo nel ghiaccio
che lui stesso alimenta.
Tre volti emergono
dalla notte eterna,
sei ali si aprono
come vele di tenebra.
E più si agitano,
più nasce il vento,
più il lago congela,
più stretto è il tormento.
Lo ’mperador del doloroso regno
da mezzo ’l petto uscia fuor de la ghiaccia.
Caduto.
Congelato.
Senza cielo.
Senza trono.
Colui che volle salire
ora non può andare
in nessun luogo.
S’el fu sì bel
com’elli è ora brutto,
e contra ’l suo fattore
alzò le ciglia,
ben dee da lui procedere
ogne lutto.
Ogne lutto!
Ogne lutto!
Dal più alto dei cieli
al più profondo punto.
Una faccia vermiglia,
una pallida e spenta,
una scura nel gelo,
tre bocche nella tormenta.
Con sei occhi piange,
ma il pianto non redime.
Sangue e saliva
scendono dalle tre bocche.
E in ognuna
un dannato è spezzato:
Cassio.
Bruto.
Giuda.
Giuda.
Bruto.
Cassio.
Da ogne bocca dirompea co’ denti
un peccatore, a guisa di maciulla,
sì che tre ne facea così dolenti.
S’el fu sì bel
com’elli è ora brutto,
e contra ’l suo fattore
alzò le ciglia,
ben dee da lui procedere
ogne lutto.
Nessuna gloria.
Nessuna vittoria.
Solo il gelo
alla fine della storia.
È questo il re dell’Inferno?
Un prigioniero.
È questo il principe del male?
Un corpo nel ghiaccio.
Le ali che dovevano portarlo in alto
lo tengono qui.
Il vento che solleva
rende più forte la sua prigione.
Più tenta di muoversi,
più congela il mondo.
Caduto.
Caduto.
Caduto.
Ma la notte risurge, e oramai
è da partir, ché tutto avem veduto.
Virgilio si avvicina
al corpo del caduto,
si aggrappa al pelo
nel silenzio assoluto.
Io stringo il maestro.
Scendiamo lentamente.
Più giù del fondo.
Più giù di ogni inferno.
Poi accade qualcosa.
Virgilio si volta.
Si gira.
Comincia a salire.
Io levai li occhi e credetti vedere
Lucifero com’io l’avea lasciato…
e vidili le gambe in sù tenere.
Abbiamo superato
il centro della terra.
Il peso cambia verso.
La discesa è finita.
Dietro di noi
resta il ghiaccio.
Dietro di noi
resta il dolore.
Davanti
un cammino stretto
sale nel buio.
Non siamo salvi.
Non siamo arrivati.
Ma per la prima volta
stiamo salendo.
Passo dopo passo.
Pietra dopo pietra.
Il rumore dell’Inferno
diventa lontano.
Lo duca e io
per quel cammino ascoso
intrammo a ritornar
nel chiaro mondo.
Salimmo sù,
el primo e io secondo,
finché nel buio
apparve qualcosa
che avevamo dimenticato.
Il cielo.
Tanto ch’i’ vidi
de le cose belle
che porta ’l ciel,
per un pertugio tondo.
E quindi uscimmo
a riveder le stelle.
Le stelle.
Le stelle.
A riveder le stelle.
Note
Il testo intreccia versi originali del Canto XXXIV con parti moderne. La prima metà mantiene un carattere oscuro, glaciale e fortemente elettronico; nella seconda parte, dopo il superamento del centro della Terra, la musica si alleggerisce progressivamente fino a lasciare spazio a una chiusura più aperta e luminosa.
La figura di Lucifero viene rappresentata non come un sovrano trionfante, ma come un essere immobile e prigioniero: le stesse ali che un tempo simboleggiavano l’ascesa producono ora il vento che congela Cocito e rafforza la sua prigione.
Significato del titolo
Il titolo “Lo ’mperador del doloroso regno” riprende direttamente la definizione dantesca di Lucifero. L’immagine è volutamente paradossale: l’“imperatore” dell’Inferno non governa realmente, ma è immobilizzato nel punto più basso dell’universo dantesco.
Il significato complessivo del brano, però, va oltre Lucifero. Il vero punto di svolta arriva quando Dante e Virgilio superano il centro della Terra: la discesa si trasforma in salita. L’ultimo verso, «e quindi uscimmo a riveder le stelle», chiude l’Inferno e apre simbolicamente un nuovo cammino.
Ascolta il brano
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