Divina Commedia – Purgatorio, brano 1
Breve presentazione del brano
“Per correr miglior acque” apre il ciclo dedicato al Purgatorio e segna il passaggio netto dall’oscurità dell’Inferno a un mondo nuovo. Dante e Virgilio riemergono alla luce: davanti a loro ci sono il mare, l’alba e la montagna da salire.
Il brano attraversa alcuni dei primi episodi della cantica: l’incontro con Catone, l’arrivo delle anime guidate dall’angelo, il canto di Casella, Manfredi, Sordello e infine la porta del Purgatorio con le sette P incise sulla fronte di Dante. Musicalmente il percorso si sposta dal gelo e dalla tensione dell’Inferno verso una techno più melodica e luminosa.
Testo
Per correr miglior acque alza le vele
omai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro a sé mar sì crudele.
Dopo la notte, dopo il gelo,
torna davanti a noi il cielo.
L’aria respira, il mare si apre,
una luce nuova nasce sull’acqua.
Non più le grida, non più la paura,
non più il vento della selva oscura.
Davanti a noi una montagna sale,
dalla terra verso ciò che non muore.
Quattro stelle brillano lontane,
un’alba sconosciuta accende il mare.
E sulla spiaggia un uomo ci domanda
chi siamo, e come uscimmo dalla notte.
Libertà va cercando, ch’è sì cara,
come sa chi per lei vita rifiuta.
Libertà.
Una parola
che nell’Inferno non esisteva.
Libertà.
Adesso il viaggio
non scende più.
Adesso si sale.
Per correr miglior acque
alza le vele,
lascia alle spalle
il mare crudele.
Sali, sali,
la notte finirà,
passo dopo passo
la luce tornerà.
Per correr miglior acque,
respira il mattino,
c’è ancora una strada,
c’è ancora un destino.
Sali, sali,
più alto che puoi,
la montagna davanti,
il cielo sopra noi.
Sulla riva arrivano anime nuove,
una barca leggera sull’acqua le muove.
Non remi, non vele, soltanto un angelo,
che attraversa il mare come fosse cielo.
Tra quelle anime Dante riconosce
una voce amata nel tempo passato.
Casella sorride.
E per un momento
il viaggio si ferma.
Amor che ne la mente mi ragiona…
E tutti ascoltano.
Come se il dolore
potesse aspettare.
Come se una canzone
potesse fermare il tempo.
Ma Catone richiama le anime al cammino.
Non siamo qui
per restare.
Per correr miglior acque
alza le vele,
lascia alle spalle
il mare crudele.
Sali, sali,
non fermarti mai,
ciò che hai perduto
forse ritroverai.
Per correr miglior acque,
la strada è salita,
ogni passo cancella
una parte della ferita.
Sali, sali,
più alto che puoi,
la montagna davanti,
il cielo sopra noi.
Tra le anime appare un volto ferito,
biondo e gentile, il corpo è sparito.
Una piaga divide il suo sopracciglio,
un’altra gli attraversa il petto.
È Manfredi.
Re sconfitto.
Scomunicato dagli uomini.
Ma non dalla misericordia.
Orribil furon li peccati miei;
ma la bontà infinita ha sì gran braccia,
che prende ciò che si rivolge a lei.
Qui la condanna
non è più eterna.
Qui il peccato
non è l’ultima parola.
Qui perfino chi cadde
può ancora salire.
Salire…
Salire…
Più avanti due anime si incontrano,
senza sapere ancora chi siano.
Una sola parola:
Mantova.
E subito si abbracciano.
Sordello e Virgilio.
Due uomini della stessa terra
in un mondo diviso.
E Dante guarda l’Italia lontana,
ferita da lotte, città contro città,
uomini contro uomini,
fratelli contro fratelli.
Ahi serva Italia, di dolore ostello,
nave sanza nocchiere in gran tempesta,
non donna di provincie, ma bordello!
La notte passa.
Un sogno.
Un’aquila.
Un volo verso l’alto.
Quando Dante riapre gli occhi
non è più dove si era addormentato.
Davanti a lui
tre gradini.
Una porta.
Un angelo con una spada.
P.
P.
P.
P.
P.
P.
P.
Sette segni sulla fronte.
Sette ferite da cancellare.
Sette cornici da attraversare.
Sette P ne la fronte mi descrisse
col punton de la spada.
Per correr miglior acque
alza le vele,
lascia alle spalle
il mare crudele.
Sali, sali,
la notte finirà,
ogni colpa nel viaggio
più lieve diverrà.
Per correr miglior acque,
la porta ora si apre,
dietro di noi l’Inferno,
davanti nuove strade.
Sali, sali,
non voltarti più,
sette segni da perdere,
una montagna lassù.
Entra.
Ma guarda
che di fuor torna
chi ’n dietro si guata.
Te Deum laudamus…
Te Deum laudamus…
Per correr miglior acque
alziamo le vele.
Note
Il testo combina versi originali di Dante con parti moderne che ricostruiscono alcuni episodi dei primi canti del Purgatorio. La struttura musicale accompagna il cambiamento di ambiente: dal gelo e dalla chiusura dell’Inferno si passa al mare, all’alba, alle campane e a una sonorità progressivamente più melodica.
La parola centrale è libertà. Nel Purgatorio il destino delle anime non è più immobile: esistono un cammino, una salita e la possibilità di trasformarsi. Anche gli incontri con Casella, Manfredi e Sordello mostrano un mondo nel quale memoria, amicizia, misericordia e appartenenza tornano ad avere spazio.
Significato del titolo
Il titolo riprende l’inizio del Canto I: «Per correr miglior acque alza le vele / omai la navicella del mio ingegno / che lascia dietro a sé mar sì crudele». Dante paragona la propria poesia a una nave che abbandona il mare terribile dell’Inferno per entrare in acque migliori.
Nel brano questa immagine diventa il simbolo dell’intero Purgatorio: non una liberazione già compiuta, ma l’inizio di una salita. La luce è tornata, ma il cammino resta lungo e richiede di attraversare, una dopo l’altra, le tappe della purificazione.
Ascolta il brano
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